Dopo un’estate “sabbatica” nello staff della Nazionale Italiana di Beach Volley, sei tornato a casa. In che modo questa esperienza ti ha cambiato come coach?
L’esperienza in Nazionale è stata estremamente formativa. Dal punto di vista tecnico-tattico ho avuto la possibilità di confrontarmi con allenatori che vivono il beach volley internazionale da anni, e questo mi ha permesso di alzare ulteriormente il mio livello di competenza. Sul piano personale, partecipare a quattro competizioni europee in un’unica estate è stato qualcosa di eccezionale: vivere quotidianamente con atleti selezionati ti obbliga a mantenere standard altissimi, sia nella preparazione tecnica sia nella gestione umana. Tutto ciò che ho imparato cercherò di trasmetterlo alle atlete e allo staff, perché questa esperienza mi ha fatto crescere in modo significativo.
Dopo la Nazionale hai lavorato anche con Imoco Volley Conegliano, una delle società più strutturate al mondo. Cosa vorresti portare di quell’esperienza nella scuola di beach volley JBA?
A Conegliano ho visto cosa significa operare in un ambiente di altissimo livello, dove ogni figura ha un ruolo preciso e tutto è orientato alla crescita delle atlete e alla vittoria finale. Quello che vorrei portare in JBA è soprattutto l’approccio organizzativo: programmazione chiara, comunicazione interna efficace e grande attenzione alla qualità del lavoro quotidiano. Ogni membro dello staff deve sapere cosa fare e sentirsi parte di un progetto ambizioso.
A che punto è oggi il movimento giovanile del beach volley in Veneto rispetto al resto d’Italia?
Il Veneto è in crescita e negli ultimi anni ha fatto passi avanti importanti, soprattutto a livello giovanile. Tuttavia, rispetto ad altre regioni, c’è ancora un gap in termini di continuità e numero di atleti coinvolti. Le società che investono seriamente nel settore giovanile non sono molte, e questo limita lo sviluppo complessivo del movimento. Un cambio di mentalità in questa direzione sarebbe fondamentale.
Come verranno organizzati i Pro Team giovanili JBA per la prossima stagione? Qual è la filosofia alla base del progetto?
I Pro Team saranno strutturati per accompagnare gli atleti in un percorso il più possibile completo, sia dal punto di vista tecnico sia in termini di obiettivi personali e di coppia. La filosofia è quella di ricreare un ambiente che simuli l’alto livello: allenamenti mirati, obiettivi chiari, cura della tecnica, del fisico e della mentalità. Non si tratta solo di vincere, ma di formare giocatori e persone capaci di esprimere il meglio di sé, dentro e fuori dal campo.
Cambia davvero l’approccio tra Pro Team maschile e femminile, oppure la differenza è più mentale che tecnica?
Dal punto di vista tecnico i principi sono praticamente gli stessi, con qualche adattamento legato alle diverse dinamiche di sviluppo del gioco. Le vere differenze emergono nella gestione del gruppo e nella comunicazione: il lavoro con un team femminile o maschile richiede sensibilità diverse, soprattutto sul piano mentale ed emotivo. L’obiettivo finale è sempre lo stesso: trovare il linguaggio e le modalità migliori per far rendere ogni atleta al massimo.
Se potessi introdurre un solo cambiamento nel sistema giovanile del beach volley italiano, quale sarebbe la priorità?
Punterei sulla continuità del percorso. Molti ragazzi iniziano, ma faticano a trovare una struttura che li accompagni nel medio-lungo termine. Un sistema più stabile, con tappe chiare e collegamenti tra i vari livelli, sarebbe fondamentale per far crescere davvero il movimento e per offrire ai giovani un percorso che vada oltre il settore giovanile.
Come giudichi la preparazione dei giovani che, terminata la Beach Volley School, decidono di fare il salto nei Pro Team?
La base è buona, ma il passaggio ai Pro Team richiede soprattutto un cambio di mentalità. Non basta più partecipare e divertirsi: serve costanza, capacità di accettare la fatica e obiettivi chiari. Il nostro compito è accompagnarli in questa transizione, aiutandoli a diventare atleti completi, consapevoli e pronti ad affrontare sfide sempre più competitive. E soprattutto, persone che vogliono davvero diventare atleti dentro e fuori dal campo.


