Anna Pelloia in the States

Carriera e percorso

1. Anna, partiamo dall’inizio: cosa ti ha portato dalla pallavolo indoor al beach volley?

Ho giocato a pallavolo per tantissimi anni nel ruolo di palleggiatrice. Dopo gli ultimi tre anni trascorsi al Club Italia, mi si è presentata l’opportunità di mettermi alla prova in uno sport nuovo, il beach volley. È uno sport che ho sempre amato guardare e che, in qualche modo, ho sempre sentito mio fin da piccola.
Così ho trovato il coraggio di buttarmi in questa nuova avventura, senza sapere come sarebbe andata, ma che ora posso dire essere stata una scelta che rifarei altre mille volte!

2. Quanto l’esperienza in Nazionale indoor ha inciso sulla tua crescita come atleta e come persona?

L’esperienza in nazionale da tanto, in quegli anni sono cresciuta molto come atleta, perché la disciplina e la dedizione al lavoro sono un punto fondamentale del progetto della nazionale. Si lavora a testa bassa con l’obbiettivo di migliorare quell’1% in più ogni giorno. Come persona penso mi abbia fatto crescere dal punto di vista caratteriale, perché è un ambiente di intensa competizione e di alto livello, e chiaramente bisogna combattere per ottenere il proprio posto, nessuno ti regala nulla.

3. Gli anni di studio e sport negli Stati Uniti: cosa ti hanno lasciato, dentro e fuori dal campo?

Posso sicuramente dire che questa è stata l’esperienza migliore che abbia fatto nella mia vita, e di certo non posso riassumere in poche parole tutto ciò che ho imparato e quanto sono cresciuta. Posso sicuramente però dire che nel campo, questa esperienza mi ha lasciato una prospettiva diversa di vedere le cose, e una visione del beach volley che mi era nuova. Sono stata molto fortunata a poter lavorare con allenatori di altissimo livello. Ciò che ho apprezzato di più del loro approccio è l’importanza data all’apprendimento e all’esplorazione: ci incoraggiano sempre ad essere curiose, a sperimentare e a capire cosa funzioni davvero per ogni singola atleta.
Non hanno mai imposto un’unica maniera di fare le cose, ma hanno valorizzato le differenze individuali, aiutandoci a scoprire e sviluppare il metodo più efficace per ciascuna di noi. Questo mi ha permesso non solo di crescere come atleta, ma anche di ottenere più consapevolezza di me stessa e del mio modo di lavorare.
Fuori dal campo questa esperienza mi ha cambiato in modo incredibile. Vivere in un altro continente è un’esperienza che ti cambia, perchè la prospettiva che hai sulle cose, sulla vita, viene travolta da nuovi modi di pensare e vedere le cose. Entrando in contatto con culture, mentalità e stili di vita diversi dal tuo e confrontarsi ogni giorno con nuovi modi di vivere e di vedere il mondo ti costringe a metterti in discussione, ad adattarti e ad aprire la mente. È una crescita che va ben oltre lo sport. E potrei parlare per ore e ore di quanto questa esperienza mi abbia trasformata, non solo come atleta, ma soprattutto come persona!!!

4. C’è una competenza o una mentalità “americana” che porterai con te in questa nuova fase in Italia?

Sicuramente come ho menzionato prima, la mentalità dell’essere “long life learner” è ciò che porterò con me in maniera più stretta possibile. L’idea che non si finisce mai di imparare, di conoscere e di scoprire nuovi modi di giocare, di pensare e di vivere secondo me è un qualcosa che ti da un valore aggiunto come persona e come atleta, ed è un concetto che ammiro profondamente e che porterò sempre con me e che cercherò di diffondere il più possibile.

Ritorno in Italia e beach volley

5. Cosa ti ha convinto a tornare in Italia per puntare forte sul beach volley?

In realtà l’idea di tornare in Italia c’è sempre stata, e ancora non so come sarà il mio futuro, anche se so che il beach volley sarà in esso. Posso però dire che sono davvero super gasata per il progetto con Rachele Mancinelli, lei oltre ad essere una giocatrice molto forte, è una ragazza molto tranquilla e con cui mi trovo molto bene a condividere il campo e con cui mi diverto, e sono curiosa di vedere cosa riusciremo a fare questa stagione.

6. Che differenze hai trovato tra il beach volley negli USA e quello italiano?

Ogni allenatore ha il suo modo personale per insegnare lo sport. La differenza principale che ho notato tra le due realtà è che in Italia si dà grande importanza all’apprendimento della tecnica pura, lavorando molto sulle ripetizioni, isolando un singolo gesto e concentrandosi esclusivamente su quello, senza proporlo da subito in fasi di gioco. Qui nella mia università invece (Loyola Marymount University), l’allenamento è molto più orientato al gioco. La tecnica viene sviluppata direttamente all’interno delle situazioni di gioco, piuttosto che allenata in modo isolato. Sono due approcci molto diversi, ma anche entrambi molto validi.

7. Qual è stato l’aspetto più difficile nel passaggio definitivo sulla sabbia?

Se devo essere sincera, il beach volley mi è piaciuto così tanto dal primo momento che non è stato poi così difficile rendere il passaggio definitivo. Sicuramente imparare a giocare non è facile e personalmente ho ancora tanto da imparare e sono ancora solo all’inizio, però devo dire che riguardo a ciò che non è tecnica o tattica di gioco, non c’è stato nulla di particolarmente difficile, me ne sono innamorata immediatamente!

8. Cosa ti affascina di più del beach volley rispetto all’indoor?

Quando giocavo indoor ero palleggiatrice, e anche se palleggiare mi è piaciuto per tanti anni, mi è sempre mancato il poter attaccare a tutta forza il pallone, che era ciò che mi ha sempre divertito di più sin da piccola. Penso che ciò che più mi affascina del Beachvolley è che è uno sport molto completo. Nell’indoor hai un ruolo preciso, quasi un “mestiere”, e ti occupi principalmente di quello, che nel mio caso era palleggiare. Nel beach, invece, devi saper fare tutto, perché partecipi come protagonista in ogni fase del gioco (come ricezione, alzata, attacco, ecc…)! Un altro aspetto che mi affascina molto è che non esistono sostituzioni. Quando si presenta una difficoltà non puoi scappare: o impari ad affrontarla, o l’avversario ti mette in seria difficoltà! E per questo l’aspetto mentale assume un’importanza ancora maggiore.

La coppia con Mancinelli

9. Come è nata la coppia con Mancinelli?

La coppia con Rachele è nata in maniera abbastanza naturale, lei si è trasferita vicino a dove abito io, e durante l’inverno abbiamo iniziato ad allenarci insieme e ci siamo trovate molto bene, sia in campo che fuori. Quindi ci siamo dette, perché no? È stata una direi spontanea, nata dalla sintonia e dalla voglia di metterci alla prova insieme.

12. Avete già definito degli obiettivi chiari per la stagione?

Penso che gli obbiettivi veri li stabiliremo quando ritornerò dall’America e potremo sederci e discutere a riguardo, sicuramente l’obbiettivo di coppia è crescere in ogni gara ed allenamento e vedere quanto riusciamo a diventare una squadra che sta “sulla stessa pagina” nel minor tempo possibile.

Obiettivi e Campionato Italiano

13. Torni in Italia con un obiettivo importante: puntare al Campionato Italiano. Quanto è stimolante questa sfida?

Per me è molto importante perché mi sono potuta prendere del tempo per riposare e ricaricarmi, e sono pronta a scendere in campo con energia e voglia di divertirmi e giocare allo sport che amo. Il campionato italiano ha un livello veramente alto, e questo è ciò che più mi stimola e mi fa venire voglia di lavorare ogni giorno, in modo da poter andare a giocare ogni partita con la testa libera e la voglia di lottare su ogni pallone.

14. Che tipo di stagione immagini per te e per la tua partner?

Mi immagino una stagione piena di sfide e momenti che ci spingeranno a crescere come coppia, e che ci aiuteranno a diventare sempre migliori partita dopo partita. E sicuramente tanto divertimento!

Mentalità e leadership

15. Come gestisci pressione, aspettative e momenti difficili?

L’allenamento mentale per me è molto importante. E una parte costante in ogni sessione di allenamento che faccio con la palla, e penso abbia la stessa importanza che ha l’allenamento di tecnica o tattica. Il modo per riuscire a trasformare la pressione in un elemento che ti da forza ed energia mentre giochi per me è fondamentale, come lo sono tutte le tecniche che uso in modo quotidiano, come per esempio la visualizzazione.

Messaggio ai giovani

16. Che consiglio daresti a una giovane atleta che sogna di arrivare ai massimi livelli?

Quel sogno rimane anche il mio, però se devo dire ciò penso serva per arrivarci, direi che è la quantità di lavoro e dedizione che si mette ogni giorno in allenamento con obbiettivi ben chiari, insieme con la consapevolezza del motivo per cui si pratica lo sport. Per me ciò che è fondamentale, e che spesso ci dimentichiamo, è ricordarci il motivo per cui abbiamo iniziato a giocare, ovvero perché ci fa divertire e vivere emozioni che nient’altro ci fa vivere.

17. Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che faresti diversamente nel tuo percorso?

Penso che se tornassi indietro rifarei tutto esattamente come l’ho fatto, da tutti gli errori e i momenti difficili ho imparato tantissimo e mi sono trasformata nell’atleta e nella persona che sono oggi, e che sono orgogliosa di essere!

Sguardo al futuro

18. Dove ti vedi tra 3-5 anni, dentro o fuori dal campo?

Non lo so dove mi vedo, ho tanti obbiettivi nella mia vita sia nello sport che fuori, mi piacerebbe continuare a giocare a beach volley ad alto livello e vedere dove mi porta, ma mi piacerebbe anche continuare a studiare per poter diventare un insegnante di lingue, che ho sempre voluto diventare!

19. Quanto è importante per te essere un esempio per le nuove generazioni di pallavoliste e beacher?

Per me è fondamentale cecare di essere un esempio più positivo possibile per chi è più giovane di me. Vorrei poter ispirare tante bambine a entrare nel mondo dello sport e a innamorarsi di una passione così profondamente da dedicarle tempo, energie e impegno con tutto il cuore. Lo sport ti mette davanti a sfide continue da cui non puoi scappare, e ti insegna a superare gli ostacoli, essere resiliente, e rialzarti quando cadi. Ti insegna che fallire fa parte del percorso, e che gli errori non sono qualcosa di negativo, ma qualcosa di necessario per crescere!

Domanda finale

20. Se dovessi descrivere questo momento della tua carriera con una parola, quale sarebbe e perché?

Penso descriverei la mia carriera con la parola “evoluzione”, perchè il mio obbiettivo rimane sempre quello di poter migliorare ogni giorno in qualche aspetto del gioco, e di farlo in maniera aperta e curiosa, ricordandomi sempre che uno dei miei valori principali come persona è di essere sempre pronta ad imparare, di non sentirmi mai “arrivata”, ma di essere affamata di miglioramento e di crescita, sia come atleta che come persona.

La descriverei con la parola “evoluzione”. Il mio obiettivo è migliorare ogni giorno in qualche aspetto del gioco, e voglio farlo con un atteggiamento aperto e curioso, ricordandomi che uno dei miei valori principali come persona è essere sempre pronta a imparare. Non voglio mai sentirmi “arrivata”, ma continuare ad essere affamata di miglioramento e crescita, sia come atleta che come persona, e per questo considero e spero che la mia carriera possa sempre essere in “evoluzione”.

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